Il progetto nasce dalla volontà di trasformare un ex cinema in un laboratorio sperimentale di arte contemporanea, restituendo unità a un organismo architettonico un tempo frammentato. La memoria dell’edificio si lega al presente attraverso un processo di svuotamento e rigenerazione, in cui il vuoto diventa il vero dispositivo scenico: una corte centrale che richiama l’antico tetto apribile e ne reinterpreta il significato secondo le esigenze contemporanee. Il tema del Green Screen allude al celebre dispositivo cinematografico che consente di proiettare infiniti scenari su uno sfondo neutro; così anche l’edificio si configura come uno schermo vivo e mutevole, capace di accogliere funzioni, linguaggi e comunità diverse. Il setto in calcestruzzo, spina dorsale distributiva, orchestra i flussi e diventa a sua volta superficie di proiezione e installazione. Gli spazi interni sono riconfigurati con funzioni ibride – co-working, laboratori, residenze per artisti – e attraversati da elementi mobili che ne amplificano la versatilità. La terrazza, infine, si apre alla città come nuovo punto di vista e luogo di socialità, trasformando l’ex cinema in un catalizzatore culturale. In questo modo, il progetto si pone come architettura dinamica e inclusiva, capace di raccontare il passato ma anche di ospitare infinite narrazioni future.
